All’elenco “inquinanti inorganici” dell’allegato 5 alla parte terza
del Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 . “Norme in materia ambientale”, tabella 2, pagine 228 e 229,
catalogati con i numeri 4 e 21 troviamo rispettivamente l’arsenico ed i fluoruri.
Il valore limite ammesso per questi due inquinanti è10 µg/l per l’arsenico e 1500 µg/l per i fluoruri.
Le analisi fornite
dall’ARPA Lazio nel “terzo rapporto sulla qualità delle acque superficiali e
sotterranee della provincia di Roma” anno 2006 contengono dati specifici sulla qualità
dell’acqua della sorgente di Mola Maggiorana che fornisce l’acqua a Campagnano.
I risultati sono i
seguenti:
13 µg/l per l’arsenico
e 2500 µg/l per i fluoruri.
Quindi al di sopra dei massimi valori ammessi dalla legge. Che le
nostre acque superino i limiti non è un fatto nuovo e non siamo neanche il solocomune ad essere in questa situazione: Bracciano, Mazzano e tutti i comuni del viterbese condividono questa situazione.
La novità è che le leggi italiane (2006), recependo la normativa europea, hanno abbassato i valori
massimi per aumentare la sicurezza degli utenti che quotidianamente utilizzano l’acqua definita potabile.
Nonostante non sussistano problemi per la salute, ad eccezione della fluorosi gengivale (fenomeno
dei denti neri), che a queste concentrazioni di fluoro è comunque probabile, la legge impone di rientrare nei limiti previsti nel
minor tempo possibile.
Per fare questo impone di continuare l’erogazione dell’acqua
soltanto in regime di deroga regionale e se non sussistono pericoli per la salute.
Il problema è che mentre altri paesi hanno attivato il meccanismo regionale, come Nepi e Castel S.
Elia che hanno ottenuto la deroga nel Dicembre 2006 dagli allora Ministri Storace e Matteoli (DECRETO 21 marzo 2006), noi
continuiamo ad utilizzare l’acqua come se rientrasse nei parametri di legge. Qual è la
differenza?
La differenza è che
chi invoca la deroga regionale ha, per
legge, degli obblighi ben precisi, due fra
tutti: l’obbligo di informare la popolazione
sui livelli troppo elevati di queste
sostanze contenute nell’acqua ed anche
l’obbligo di presentare un piano preciso e
dettagliato dei tempi e dei costi necessari
per far rientrare l’acqua nei limiti di
legge.
Chi non si attiva nel
senso di migliorare la qualità dell’acqua
rischia di arrivare alla fine della deroga
regionale e di dover emettere un’ordinanza
di non potabilità come è successo a gennaio
di quest’anno al sindaco Moscherini di
Civitavecchia che ha dovuto esentare dal
pagamento i cittadini fino al rinnovo della
deroga.
In conclusione abbiamo
chiesto le analisi dell’acqua di Mola
Maggiorana all’Amministrazione, senza
successo. Ci chiediamo se i nostri
amministratori sappiano cosa ci tocca
mandare giù! Sappiamo da altre fonti (ARPA
Lazio) che la nostra acqua non rispetta i
limiti per almeno due inquinanti, non ci
risulta che, ad oggi, sia stata neanche
richiesta la deroga regionale e noi
continuiamo quindi a pagare l’acqua come
fosse cristallina, come se nulla fosse a
pagare per avere i denti neri.
a.